di Daniela Arrigoni Abbiamo avuto il privilegio di intervistare Stefano Anselmo.





Per noi è stata una emozione davvero profonda perché tutti noi truccatori sappiamo quanto ci abbia insegnato e quanto trasmette. Ciò che rende ancora più affascinante parlare con lui è che sembra non rendersi conto dell'influenza che ha esercitato su numerosi truccatori nel corso degli anni.





La ricchezza della cultura di Stefano Anselmo si riflette nella sua sensibilità all'ascolto e nell'osservazione senza pregiudizi, rendendolo aperto agli altri in modo autentico. Il Make up ha acquisito una grande ricchezza attraverso il suo stile, motivo per il quale, parlare con Stefano Anselmo è un'esperienza che va al di là della semplice conversazione: è un viaggio nella cultura e nella filosofia di un mestiere che ha inconsapevolmente plasmato. Ascoltarlo ti porta a riconsiderare concetti e a sfidare le convenzioni del settore, offrendo una prospettiva preziosa su ciò che veramente conta nella pratica del trucco, in un contesto spesso orientato verso valori effimeri. Siamo davvero grati della disponibilità a farsi intervistare; lo abbiamo contattato al telefono ed è stata una chiacchierata lunga dove il presente ed il passato di una vita intensa si intrecciano e ci siamo resi conto quanto Stefano Anselmo sia il futuro: da poco ha pubblicato il suo ultimo lavoro, il libro “Digital Make up”





Stefano Anselmo è stato fra i primi truccatori che già alla fine degli anni ‘90 ha utilizzato il computer per elaborare immagini e make up. Grazie Stefano per dedicare il tuo tempo, come è iniziata la tua carriera da truccatore? Già da ragazzino miei genitori cercavano di contenere la mia smania per il trucco considerandola una passione transitoria; aspettiamo che gli passi, avevo sentito bisbigliare in casa. De Rossi, raccontò, tra l’altro, del suo incontro con Audrey Hepburn. Fu proprio nel descriverne il trucco delle sopracciglia che scrisse: “... Arrivando verso l’esterno le slanciai verso l’alto, in modo che ripetessero, al contrario, la forma della mandibola.” E aggiunse di essere molto soddisfatto nel vedere quanto le donne apprezzassero il nuovo trucco da lui creato per la Hepburn, ma al tempo stesso era inorridito dal fatto che molte ragazze replicavano quella forma di sopracciglia senza tener conto della propria forma del viso. Perchè le sopracciglia di Audrey Hepurn erano state studiate sul suo volto ed era davvero poco sensato tentare di replicarle. Questo fatto mi colpì profondamente e rimasi a guardare nel vuoto pensando: sopracciglia disegnate al contrario della forma della mandibola? Man mano si concretizzava di fronte a me l’immagine di due figure solide che si incastrano, positivo e negativo che si compenetrano perfettamente. Un incastro assoluto, senza alcuna forzatura: con quella frase, De Rossi mi aveva fatto scoprire la chiave di volta dell’architettura del volto umano, le sopracciglia! Crebbe così il mio desiderio di fare il Truccatore, all’epoca non era una cosa così facile, di fatto non esistevano scuole che disponevano di questo genere di percorso formativo, mia madre mi pagò una scuola di Estetica a Milano ed il percorso era di 3 mesi dove la parte del trucco era solo accennata. In quegli anni uscì una enciclopedia dedicata alla bellezza “Specchio D’Oro” dove i truccatori più famosi spiegavano come truccarsi e pettinarsi. Con grande entusiasmo e un pizzico di spavalderia, consapevole delle mie limitate abilità nel trucco, mi presentai alla redazione offrendomi come truccatore per questa Enciclopedia. La loro risposta fu che, non conoscendomi, avrebbero avuto bisogno di vedere alcuni esempi dei miei lavori fotografati. Mi organizzai come meglio potevo, scattai delle foto ai miei trucchi, ma purtroppo le immagini erano di bassa qualità e decisi di non inviarle alla redazione. Nonostante questo contrattempo, la mia determinazione mi aprì le porte nel mondo del make up. Trovai lavoro presso Géneviéve, un rinomato istituto di bellezza di Milano, dove fui molto apprezzato dalla titolare. In seguito, la stessa titolare telefonò alla redazione di "Specchio d'Oro" e, facendomi cadere dall’alto, li informo che ero “disposto” a collaborare con loro. Da quel momento, la mia carriera professionale decollò. Durante quegli anni, studiai con impegno e lavorai, anche nell'ambito della moda, ma presto mi resi conto che non era l'ambiente giusto per me. Entrai come insegnante alla scuola BCM, nel 1977. All’epoca il loro percorso formativo per truccatori era brevissimo, per cui proposi al direttore di creare un programma formativo molto più sviluppato della durata di un anno e gli suggerii di proporre il programma in Regione richiedendone una certificazione di riconoscimento regionale; infatti, ancora oggi in molte scuole il programma che avevo sviluppato all’epoca è ancora in uso. -noi di BAC ricordiamo che Stefano Anselmo è autore di più di 15 libri e molti di questi vengono utilizzati nella didattica in moltissime Accademie- Di cosa puoi fare a meno nel make up? Dei colori, con i colori naturali puoi creare tutte le sfumature e correzioni che vuoi, i colori naturali ti permettono di aumentare e rendere il trucco ancora più incisivol Di cosa NON puoi fare a meno quando trucchi? Dei pennelli
Agli inizi degli anni ’60 mi capitò per le mani “VOI”, una rivistina in bianco e nero che ebbe vita brevissima: se non ricordo male appena una manciata di numeri videro la luce del sole. “VOI”, che informava la donna moderna di quei tempi, era affidata ad Alberto De Rossi: le star hollywoodiane esigevano per contratto che fosse lui e nessun altro a occuparsi del loro volto.





Due aggettivi per descriverti come Make up Artist. Imbrattafacce (lo dice ridendo n.d.r.) Cosa ti piace del Make up? Mi piace che si estrapola la bellezza e lo stile della persona, a volte tanto nascoste che dopo il trucco capita che lo sguardo cambia così come la postura. Mi piace truccare i visi più difficili e portare in superficie quella unicità che nessuno riesce a vedere. Il tuo focus quando trucchi? Cogliere nel viso quel particolare che lo rende unico donando uno stile personale.





Aprendo la tua valigia di lavoro, scopriremmo qualche fissazione? Ho ancora le mie vecchie palette dove raccolgo i prodotti che trovo in giro per il mondo che non sono reperibili, i miei grassi dal bianco al nero. Vorresti dare tre suggerimenti per chi è agli inizi? Studiare tanto, informarsi, rimanere sempre informati su tutto non solo sul trucco. Osservare, soffermarsi ad osservare la natura, l’arte, gli oggetti, tutto quanto è visivo porta ispirazione. Umiltà, nessun truccatore è un Leonardo da Vinci.

Hai un Make up Artist che stimi in modo particolare? Più che un truccatore, un creativoed un artista che stimo molto ed è Serge Lutens. Un fotografo con cui vorresti lavorare? Un fotografo con cui ho lavorato molto è Mauro Balletti, ha la capacità unica di cogliere il viso e dare la giusta intensità alla modella. Cosa ne pensi dell’Armocormia? Che è una teoria vecchissima, saper abbinare un colore è una questione di gusto, di estetica, di bellezza. Grazie Stefano per questa bellissima chiacchierata, una ultima domanda: qual è il Tuo obbiettivo? Mi piace l’aspetto formativo della mia professione ed è quanto continuo a fare ormai da decenni.




